World Wetlands Day 2025

World Wetlands Day 2025

Il 2 febbraio di ogni anno si tiene la Giornata Mondiale delle Zone Umide, World Wetlands Day,  ricorrenza istituita per celebrare la firma avvenuta nel 1971 della Convenzione internazionale di Ramsar sulle zone umide di importanza internazionale, con l’obiettivo sensibilizzare il mondo sulla grande importanza ecologica, economica e culturale di questi habitat.

Il tema di quest’anno “Proteggere le zone umide per il nostro futuro comune”, sottolinea il legame tra la conservazione delle zone umide e un futuro sostenibile, evidenziando l’importanza di questi ecosistemi minacciati nel mantenimento dell’equilibrio ecologico e nel sostegno della biodiversità.

Cosa sono le zone umide?

Quando parliamo di zone umide intendiamo aree di prati umidi, paludi, torbiere o aree inondate, sia naturali che artificiali, permanenti o temporanee, con acque ferme o in movimento, sia dolci che salmastre o salate, che hanno due caratteristiche fondamentali: la presenza di acqua e una ricca vegetazione acquatica.

Le zone umide sono ambienti rari e preziosi ma spesso sottovalutati che forniscono essenziali servizi ecosistemici come la regolazione dei flussi idrologici, la depurazione delle acque, il controllo dell’erosione, la mitigazione dei cambiamenti climatici, la tutela della biodiversità e servizi culturali.

  1. Cambiamenti climatici: assorbono e incamerano il carbonio presente nell’atmosfera, contribuendo a mitigare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici.
  2. Tutela della biodiversità: possono essere anche piccole, ma sono in assoluto tra gli ambienti con maggiore diversità biologica. La variabilità delle condizioni ambientali porta alla diversità di specie vegetali e animali, alcune delle quali vivono solo in questi ambienti.
  3. Acqua: Il ciclo idrologico, che le zone umide contribuiscono a regolare, è essenziale per la difesa del suolo e per garantire a tutti acqua potabile.
  4. Educazione e cultura: sono ambienti ideali per attività di educazione ambientale e turismo naturalistico che contribuiscono a promuovere un più diffuso rispetto e amore per la natura.
Perché le zone umide sono in pericolo?

Le zone umide, serbatoi di biodiversità e di CO2, purtroppo sono sempre più minacciate. Solo in Europa, nell’ultimo secolo, è scomparso il 90% delle aree umide e l’Italia è tra i paesi che ha registrato le maggiori perdite (66%). A questi habitat si stima sia legato il 40% delle specie animali e vegetali totali, ad esempio in Italia più del 30% delle specie di uccelli è legato alle zone umide.

  • Perdita di habitat: la perdita di habitat procede a un ritmo mai verificatosi prima nella storia a causa di urbanizzazione e agricoltura. Foreste, zone umide e altri ambienti naturali hanno lasciato spazio a strade, palazzi, campi coltivati. Insieme a loro abbiamo perso “servizi” essenziali, come l’immagazzinamento d’acqua, la protezione da alluvioni e inondazioni.
  • Inquinamento: la contaminazione con agenti tossici di ambienti aerei, acquatici e terrestri, ha effetti gravi sulla salute e la funzionalità dei sistemi naturali e delle specie. Effetti che si possono manifestare anche a grandi distanze dal luogo di contaminazione e a molti anni dall’esposizione.
  • Drenaggio: l’acqua è una risorsa fondamentale per l’agricoltura, ma può crearsi conflitto se utilizzata in modo non sostenibile: le coltivazioni necessitano di grandi quantità che vengono prelevate dalla falda, abbassandola. Inoltre spesso le aree umide vengono prosciugate per lasciare spazio alle attività umane.
  • Specie aliene: una delle più grandi minacce per la biodiversità a livello mondiale è l’immissione da parte dell’uomo, volontaria o involontaria,  di specie aliene invasive nell’ambiente. Queste, infatti, entrano in competizione con le specie autoctone e ne mettono a repentaglio la conservazione.

 

Osservando i dati Dati ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) possiamo accorgerci di una situazione allarmante dello stato di conservazione delle specie di interesse comunitario legate all’ambiente acquatico: il 40% degli habitat acquatici e delle specie che vi abitano si trova in uno stato di conservazione “inadeguato”, il 19% “cattivo”, l’11% “sconosciuto” e solo il 29% “favorevole”. Moltissime specie a rischio di estinzione  – tra cui invertebrati, pesci, anfibi, rettili, uccelli – hanno bisogno delle zone umide per sopravvivere.

Per questo motivo è fondamentale mettere in atto strategie di prevenzione, mitigazione e adattamento che consentano il recupero di queste aree.

Nei pressi delle zone umide, vive una ricca vegetazione caratterizzata principalmente da piante igrofile e acquatiche, alcune delle quali possono sopravvivere completamente sommerse o con l’apparato radicale costantemente sottacqua. Le zone umide sono inoltre punti di riferimento per anfibi, rettili, uccelli e molti altri organismi che troveranno un ambiente favorevole ai loro cicli vitali, alimentazione e riproduzione; in particolare molte specie a rischio trovano il loro habitat adeguato nell’ambiente delle zone umide.

Il valore naturalistico e scientifico delle zone umide è ormai universalmente riconosciuto. Si tratta infatti di ambienti importanti, sia per la creazione di microclimi più miti, sia per la conservazione di specie animali e vegetali peculiari (che in questi ambienti raggiungono valori di diversità e produttività ineguagliati da ogni altro sistema naturale), sia per la costanza di disponibilità idrica per tutti gli animali dell’ecosistema.

Le zone umide possono funzionare da veri e propri serbatoi di varietà di specie ed oasi di vita in un territorio altrimenti povero e monotono, venendo anche a costituire un collegamento funzionale tra i corsi d’acqua a carattere permanente ancora presenti (anche se in evidente riduzione biologica per la minore disponibilità di acqua mediamente presente nel corso dell’anno) e i bacini idrici.